Ieri il Barça ha vinto la FIFA Club World Cup, diventando ufficialmente il club campione del mondo. La squadra blaugrana ha fatto proprio il sesto trofeo della stagione. Sei su sei disponibili. Liga, Copa del Rey, Champions League, Supercoppa Europea, Supercoppa di Spagna, ed infine Coppa del Mondo per club. Una stagione straordinaria, unica.
Dopo la vittoria, una marea di tifosi si è riversata per le strade di Barcellona, riunendosi presso la Fuente Canaletas, tradizionale punto di ritrovo dove festeggiare le vittorie della squadra catalana.
Ecco qui di seguito un video che prende un momento dei festeggiamenti.
Ho scritto un breve report sul concerto dei Prodigy di ieri al Sant Jordi Club, Barcellona. Posto qui qualche riga:
“La gente comincia a muoversi. Balla da sola, balla in gruppo, assapora l’inizio della festa. Da lontano è come vedere un unico insieme di umanità saltante, un popolo che balla.
Il popolo dei Prodigy. Individui di tutti i tipi ed estradizioni: dai 16enni sino persone che potrebbero essere tranquillamente i loro genitori. La maggioranza è comunque giovane, formata da amanti della tecno, del rock, della drum’n’bass, della dance più estrema.
Persone che hanno voglia di muoversi e scatenarsi, lasciarsi andare sotto i colpi della cassa che iniziano a propagarsi con violenza.(…)
Il suono di una sirena attraversa lo spazio, annunciando l’allarme generale. È l’ora. L’ora di muoversi, l’ora di saltare, l’ora di correre. L’ora di dar fuoco alle polveri. World’s on fire, questo è il primo pezzo.
Che la festa abbia inizio. Che il pubblico esploda. Signori e signori, The Prodigy.
Una delle cose che più apprezzo di Barcellona è l’infinità di eventi proposti. Festival musicali, letterari, canori, presentazioni artistiche, workshop, seminari, convegni su design ed arte, flash mob, letture, mostre, appuntamenti vari.
Ed i concerti. Ieri, ad esempio, ho visto loro. The Prodigy. Credo che sia sufficiente il nome. Una delle band che più ha segnato gli anni Novanta con la loro esplosiva miscela di tecno dance, rock, punk, hiphop, rave music. Vederli far saltare in aria il Sant Jordi Club è stato un piacere.
In onore a loro, inserisco qui un filmato dell’inizio del concerto. World’s on fire.
Mai traccia iniziale fu più azzeccata. Hanno incenerito tutto.
Il protagonista è un giornalista-blogger conosciutissimo in Italia, attualmente emigrato a Barcellona. In pochi lo conoscono di persona. Il modo migliore per avere sue notizie è leggere quanto scrive su questo blog.
Come prima cosa, premetto questo non sia un post politico. Io non mi occupo di politica (o perlomeno non ora, non in questo spazio). Mi occupo di comunicazione, di immagine.
In questo caso voglio parlare dell’immagine del mio paese, l’Italia. Del modo in cui la nostra nazione viene comunicata nel resto del mondo.
Lo faccio partendo da una posizione privilegiata: trovandomi all’estero é piú semplice vedere le cose con occhi diversi e rendersi conto di come si venga percepiti. E ultimamente passo sempre piú tempo a guardare l’Italia da lontano proprio per capire come ci vedano gli altri.
L’altra sera ho trascorso ore a parlare con due ragazzi venezuelani, scappati dal loro paese perché contrari alla deriva politica esistente ad opera di Ugo Chavez, capo del PSUV, partito socialista venezuelano. I due (un avvocato ed un tecnico informatico, due belle menti insomma) erano scandalizzati dalla deriva populista del Venezuela. La loro rabbia e paura era alimentata da alcune azioni compiute dal presidente venezuelano a partire dalla propria discesa in politica. In particolare, queste tre:
- cambiamento della Costituzione con una legge ad personam per potersi ricandidare alle elezioni per piú mandati;
- eliminazione delle tv indipendenti e creazione di un network pubblico monocolore, affiliato al governo. Un insieme di televisioni che simpatizzano per il presidente ed evitano accuratamente critiche al suo operato;
- reclusione ai margini o eliminazione dalla redazioni di tanti giornalisti scomodi, impedendo loro di lavorare o zittendo comunque la loro voce.
Per queste ragioni, entrambi i ragazzi conosciuti hanno scelto di emigrare, costruendo una propria vita in Spagna. Dove, tra l’altro, hanno trovato immediatamente un lavoro.
Ora, cosa c’entra la politica venezuelana con l’immagine dell’Italia all’estero?
Ci arriviamo presto. Il fatto é che i due trovavano numerose analogie tra la loro situazione e quella di un particolare paese europeo. L’Italia, appunto.
E come loro, molti altri compatrioti. Essi erano preoccupati (e mi chiedevano conferme) riguardo episodi accaduti nel Belpaese, appresi grazie diversi organi di stampa. Il loro stupore era dato dal grande potere economico che il nostro Presidente del Consiglio possiede. Un potere che, a loro dire, assomiglia molto a quello attualmente tra le mani di Chavez:
- leggi ad personam per poter governare in tranquillitá;
- monopolio delle reti televisive, possedute direttamente o poste sotto l’influenza del governo presieduto;
- allontanamento di giornalisti considerati scomodi, zittiti con attacchi continui ad un’informazione tacciata come di parte.
Accostando questi tre elementi sembrerebbero emergere molte preoccupanti similitudini.
Che abbiano ragione i due ragazzi venezuelani? Esiste un parallelismo tra il comportamento/stile di governo di Ugo Chavez e Silvio Berlusconi?
Lascio la risposta a chi conosce la politica meglio di me.
Voglio solo segnalare peró come giá il fatto che alcuni residenti all’estero vedano il nostro governo sotto questa luce non sia salutare per l’immagine ed il peso politico dell’Italia nel mondo. Un campanello d’allarme, soprattutto per un paese che vorrebbe attirare persone (turismo) o capitali (investimenti) e proporsi come affidabile partner istituzionale.
Proprio in questi giorni, poi, l’immagine dell’Italia risulta essere messa nuovamente alla berlina dallo spot della piú importante rivista d’attualitá francese, Le Monde Magazine.
Guardate qua.
Che dire, il nostro paese non é ben visto. O meglio, il nostro Presidente del Consiglio. Che comunque rappresenta gli italiani, in Italia e nel mondo. Appunto.
Mercoledì 25 novembre la Sala Rocksound di Barcellona ospiterà il concerto di un promettente gruppo italiano. Si tratta deiTo ed Gein, hardcore band proveniente da Olbia, Sardegna.
Il gruppo è composto da 6 elementi: Maurizio Pisciottu (Voce), Fabrizio Spano (Voce), Raffaele Manca (Chitarra), Luca Molinas (Chitarra), Michele Derosas (Basso), Salvatore Desini (Batteria).
La band ha da poco pubblicato l’album d’esordio, omonimo, ricevendo buoni riscontri da parte di pubblico e critica. I To Ed Gein sono una formazione giovane ma già ampiamente rodata. Dopo una seria gavetta in Sardegna, la band si è distinta per le proprie performance in più parti d’Italia. Nell’estate del 2008 i ragazzi hanno avuto l’onore di partecipare all’Heineken Jammin Festival, in qualità di gruppo d’apertura. Attualmente la formazione è impegnata in un tour che prevede date in Italia, Svizzera, Germania, Francia, Spagna e Portogallo. Un giro dell’Europa reso possibile grazie al progetto “Brinca”, finanziato dalla Regione Sardegna con l’obiettivo di promuovere i gruppi underground al di fuori dell’isola e dell’Italia stessa.
Il valore aggiunto dei To Ed Gein rimane la grande presenza scenica: i loro live sono solitamente esplosivi, degni di una vera hardcore band.
Assieme a loro il mercoledì si esibiranno i Waiting For Better Days, anch’essi italiani (Bari), anch’essi autori di un hardcore rapido e potente. Una band molto valida, in continua crescita. A fare gli onori di casa saranno gli Answer, hardcore band catalana. Il tour dei To Ed Gein in Spagna proseguirà con altre due date a Madrid e Vigo.
O meglio, la mia nuova bicing. Ho infatti deciso di cominciare ad utilizzare il servizio di “noleggio pubblico” di bici presente qua a Barcellona (appunto, il bicing!). Provarlo di persona mi permetterà di comprendere meglio il suo funzionamento e valutarne pregi e difetti.
In sostanza, da oggi potrete vedermi sfrecciare per le strade della città catalana come una saetta rossa e bianca.
O raccogliermi dall’asfalto dopo uno scontro con un SUV.