Neffa, a parole sue.

18 08 2009

Questo post prende spunto da un’intervista a Neffa (presente sul numero di Agosto di Rolling Stone). Il nuovo Neffa, non quello dei Sangue Misto, non quello hiphop, non Neffailrapper. Neffaquelloattuale, l’artista e musicista simil pop.

Il netto cambio di direzione del cantante napoletano, avvenuto nel 2001, ha lasciato tanti suoi fan perplessi e delusi. A 31 anni, Neffa ha abbandonato la strada del rap per abbracciare la canzone più classica e melodica, a metà strada tra pop e r’n’b.

Un sacrilegio, per molti. Un peccato, per tanti altri. Ma ogni artista ha il diritto di poter seguire la propria creatività, esprimendo il proprio potenziale. Ed è semplicemente quello che Neffa ha fatto.

L’impronta rap in lui rimane, tanti anni di esperienza ed una determinata attitudine non si cancellano. È per questo che le sue liriche mantengono ancora la capacità di esprimere un messaggio preciso, forte e chiaro. A volte positivo, leggero, dedicato alla “mia signorina” o a felicità e sentimento. Altre volte più cupo e serio, come nelle canzoni del suo ultimo album, al quale potete dare un ascolto sul suo sito e leggere una buona recensione a questo link.

Un album a tratti oscuro, triste. Perché non ha senso cantare sempre canzoni allegre, quando là fuori tutto va male. Neffa questo lo sa bene, dunque dice: «Una volta ti dici “Dai, la gente sta abbastanza male, cerchiamo di non cantargli canzoni inquietanti”. Due volte la pensi così, tre volte fai così, la quarta volta dici: “Ragà, scusate ma se vi canto una canzone allegra ora come ora ve la canto come il culo, perché io non sono allegro né per me né per voi».

E, a proposito di Neffailrapper, ecco una gustosissima opinione sulla competitività spesso forzata e volgare della scena rap, fattore fondamentale nel suo cambio di idea e direzione: «Non ho mai amato questa arroganza tipicamente hip hop, perché non si è mai visto che Leonardo da Vinci andasse da Michelangelo a dirgli: “Michelangelo il tuo stile me lo puoi succhiare, io sono Leonardo” o Jimi Hendrix da Santana “Oh Santana io sono Jimi Hendrix, succhiami la mia mano sinistra. Che cazzo vuol dire. Fa l’artista, non fare il politico».

E continua: «Non ho mai odiato il rap, ho odiato un certo modo italiano di viverlo ed è per questo che, col senno di poi, potrei dirti che è molto difficile considerare un’arte il rap fatto in Italia».

Contenti? Se volete tutta l’intervista, leggete Rolling Stone di Agosto =)


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