12 10 2009

Alla fine scelse di fare un tentativo, provare a provare qualcosa di nuovo.
Dall’altra parte c’era una sicurezza. Si trattava solo di andare là, in quella direzione, recarsi di nuovo in quel posto dove tutto era così perfetto, così pulito, così ordinato, così luminoso. E consumare, come a un tavolino. Come se fosse la più meccanica delle cose.
Ma stavolta non sarebbe andata così. Questa volta non ci sarebbe stato nulla di programmato. Era meglio tentare, provare a provare, appunto.
E così fece. E così scelse il piano B. Quello che non si sà mai, quello di cui non conosci nulla. Quello dove trovi ciò che non ti aspetti.
E fu lì che la vide, splendida nella sua semplicità.
Incantevole.
Lo conquistò con un sorriso. Uno solo. E uno sguardo intenso, sostenuto, che li fece arrossire entrambi. Cos’era quella sensazione? Cos’erano quelle parole che lente fluivano, come se ci si conoscesse da sempre?

E tutto attorno d’improvviso il silenzio, come in una nuvola ovattata, avvolti da romantiche emozioni. Un piacere raggiunto grazie ad un saluto, grazie ad un sorriso, unito alla capacità e alla voglia di sostenere uno lo sguardo dell’altro. Per attimi, momenti, minuti. Ore.
La bellezza di un viso che arrossisce.
La dolcezza di un arrivederci.
La tristezza di un addio.


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