Il futuro dell’informazione in 20 punti

5 11 2009

Un giornalista del Corriere della Sera, Marco Pratellesi, autore e curatore dell’interessantissima rubrica Mediablog, ha scritto un articolo che proietta un fascio di luce sulla professione dell’operatore dell’informazione (giornalista😀 ) e sul suo futuro.
La cosa più interessante è sapere che questa figura non si estinguerà. Però, come fa ogni specie in seguito a radicali cambiamenti climatici, deve adeguarsi e cambiare profondamente.
Marco Pratellesi prende spunto dalla storia di una ragazza americana, Ivanna, che una sera dimentica e perde il proprio cellulare. Grazie alle nuove tecnologie, alle reti sociali e all’attivismo sulla rete (proprio e di migliaia di sconosciuti), Ivanna riesce a rintracciare chi aveva trovato il suo telefonino (e non intendeva restituirlo), recuperando l’oggetto.

Leggete il riassunto di tutta la storia nell’articolo di Mediablog.

Da questo spunto il giornalista fa partire un’intelligente riflessione, che trova 20 punti centrali del nuovo sviluppo della comunicazione e dell’informazione:

1. Innanzitutto questa storia non sarebbe potuta succedere appena 5 o 10 anni fa semplicemente perché le piattaforme utilizzate da Evan non erano disponibili o erano scarsamente conosciute.

2. Le nuove tecnologie hanno promosso un nuovo modo di formare i gruppi, e questi gruppi si trovano i potenziali lettori dell’informazione stampata o online.

3. Il potere dei gruppi, nell’era dei social network, è diventata enorme e può influenzare l’opinione pubblica in un modo che solo i mass media potevano fare solo pochi anni fa.

4. Il ruolo dei lettori è diventato fondamentale: sono loro a svolgere il lavoro investigativo (trovano informazioni si Sasha) e giornalistico (forniscono notizie, foto e video a Evan che è il direttore-editore della pagina web). Il trasferimento di queste capacità dalle corporazioni professionali al pubblico generico rappresenta un passaggio epocale.

5. Grazie al web, i costi di pubblicazione sono collassati.

6. I giornalisti del XXI secolo devono sapere che i blog e i siti come Wikipedia, FaceBook, Twitter, YouTube, sono ormai una parte essenziale della vita di ognuno.

7. Se i mass media vogliono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica, devono capire gli interessi dei nuovi lettori e abbracciare il loro modo di comunicare.

8. Il modello virale del web può influenzare l’agenda setting dei media tradizionali (perfino la Cnn e il New York Times hanno dovuto raccontare la storia ai propri lettori-spettatori).

9. La storia mostra quante tracce lasciamo sul web e quanto siamo drammaticamente connessi l’uno all’altro. Noi siamo allo stesso tempo socialmente più visibili e più vulnerabili.

10. I nuovi strumenti hanno velocizzato l’informazione: una storia locale può diventare globale in un battito di ciglia.

11. Il web è fatto per il link, i link sono il web: se noi non impariamo ad usare i link, resteremo fuori dal dibattito sociale che si sposta sempre più su internet.

12. Il giornalismo online è, prima di tutto, un bagno d’umiltà. Per quanti sforzi facciamo, c’è sempre qualcuno nella rete che su quel fatto specifico ne sa più di noi. E ce lo farà notare. Dobbiamo accettarlo se vogliamo essere precisi e corretti.

13. Con il web 2.0, il lettore è anche un produttore di contenuti che può aiutare il giornalismo ad abbracciare punti di vista diversi e a fare un lavoro migliore.

14. Questa nuova comunità di lettori deve essere ritenuta importantissima da ogni editore e da ogni giornalista: sono il nostro futuro, e sta a noi imparare a dialogare con loro.

15. Per allargare la propria audience, i media dovranno farsi trovare là dove i lettori si aspettano di trovarli con la migliore informazione possibile.

16. Il futuro dell’informazione è un modello editoriale che viene dal passato: dare ai lettori qualità, credibilità e originalità, che sono ancora la qualità più importanti nel processo dell’informazione.

17. I lettori online moltiplicano molto più rapidamente di quanto stiano calando i lettori della stampa: dal punto di vista dell’audience, i quotidiani non sono stati mai così importanti come oggi.

18. Quando noi cambiamo il modo in cui comunichiamo noi cambiamo la società.

19. Noi abbiamo ancora la Cnn e il New York Times, Il Corriere della Sera e El Mundo, ma noi non siamo più la stessa società che ha avuto questi media negli anni passati.

20. Se continueremo ad investire tutte le nostre energie mentali per cercare di preservare il vecchio modello editoriale e di business, noi non saremo in grado di inventare un modello nuovo che funzioni meglio per tutti: online e stampa.

Tanta roba, tanta ragione.


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